APPARECCHI ACUSTICI, LE 10 SCUSE PIÙ DIFFUSE PER NON COMPRARLI

Primo di due articoli dedicati ai motivi per cui le persone rimandano più frequentemente l’acquisto

Studi scientifici aggiornati ci dicono che nel mercato italiano il tempo che intercorre tra la comparsa di un problema di udito e l’acquisto di un apparecchio acustico è estremamente lungo. Si parla di anni. Questo comporta varie conseguenze negative, dal deterioramento della qualità della vita al progressivo declino cognitivo. I motivi per cui le persone evitano l’acquisto di un apparecchio acustico, anche se ne avrebbero bisogno, sono vari. In questo articolo abbiamo raccolto le 10 “scuse” più diffuse. Si tratta di pretesti, forme di autogiustificazione che impediscono il ritorno ad una vita normale. Va anche notato come spesso questi pretesti facciano riferimento a difetti effettivamente presenti nei vecchi dispositivi, che nei modelli più recenti sono stati invece eliminati.

1) Non ho bisogno degli apparecchi acustici perché ci sento bene.

Chi si trova a rispondere ad una domanda del tipo “ci senti ancora bene?” di solito deve almeno porsi il problema. Questo perché è dimostrato che i primi ad accorgersi che qualcosa non va sono le persone che abbiamo intorno: i familiari, gli amici, i colleghi di lavoro. La loro opinione non va mai sottovalutata, sono persone che ci vogliono bene e desiderano il meglio per noi. Sono i primi a captare il problema. Allo stesso modo, non vanno sottovalutati quelli che sono i sintomi principali del calo dell’udito: alzare molto il volume della televisione, non sentire il suono del campanello o del cellulare, chiedere spesso alle persone di ripetere ciò che hanno detto.

2) Ma io sento bene, è solo che non capisco le parole.

Di solito l’ipoacusia si manifesta proprio in questo modo: sentire i suoni ma non capire le parole. Proviamo a spiegarci meglio prendendo a esempio il calo della vista, che è molto diverso dal calo dell’udito. Nel caso della vista siamo di fronte ad una perdita omogenea: il progressivo rimpicciolirsi delle lettere rende più complicata la lettura. Nel caso dell’udito, invece, solo alcuni tipi di suoni e di sillabe risulteranno più difficili da comprendere rispetto ad altri. Ad esempio, alcune consonanti di tonalità acuta come “F”, “S” e “T” saranno coperte da vocali più forti e di tonalità più bassa, la “A”, la “O” e la “U”. Per questo capita spesso di sentir dire “Sento, ma non capisco le parole”. Chi si trova in questa situazione spesso non se ne rende conto, ma sta iniziando a sperimentare un calo dell’udito.

3) Forse ho qualche problema di udito, ma non è così grave. Non ho bisogno di aiuto.

Il desiderio di rimanere indipendenti, di non cercare aiuto, è molto diffuso e anche comprensibile. Vanno però tenuti in conto i rischi di un atteggiamento del genere. Non sentire bene ci espone a molte situazioni pericolose: basti pensare a cosa può succedere a chi guida la macchina e non sente il suono di un clacson, o la sirena dell’ambulanza, o ancora un grido di aiuto. E c’è di più. L’udito infatti è strettamente collegato al cervello: sentire i suoni è un processo meccanico, che avviene attraverso le orecchie, comprendere i suoni invece è un processo cognitivo, che avviene attraverso il cervello. Quando il cervello non riesce più a svolgere questa funzione, si affatica invano nel tentativo di riuscirci. Le conseguenze sono pesanti:

  • Nel breve periodo stanchezza, nervosismo, ansia, irritazione
  • Nel medio periodo, non riuscendo a godere delle situazioni sociali, che di solito sono anche le più difficili per l’udito (per via del rumore e della confusione), tendiamo sempre più all’isolamento
  • Nel lungo periodo il cervello, non riuscendo a dare un senso ai suoni, smette di provarci. Si atrofizza, come un muscolo non utilizzato. Il risultato è un rischio elevato di patologie legate al declino cognitivo, come la demenza.

4) Sono troppo giovane per l’apparecchio acustico.

Nella maggior parte dei casi la perdita dell’udito è un processo naturale, legato all’invecchiamento (in questi casi si parla di presbiacusia). Esistono però anche situazioni di persone molto giovani, purtroppo anche bambini, che non sentono bene. Quello che ci sentiamo di dire, come esperti di problemi dell’udito, è che l’età non dovrebbe incidere sulla decisione di portare o meno l’apparecchio acustico. Non godere appieno delle esperienze della vita è un peccato, a maggior ragione se si è giovani. E una persona che non sente bene è una persona limitata, che non può esprimersi al cento per cento. Rimandare è un errore, perché la perdita uditiva non corretta, come abbiamo visto al punto precedente, ha delle conseguenze serie.

5) Sono troppo vecchio.

Non si è mai troppo vecchi per vivere appieno le sensazioni della vita, che siano la compagnia dei nipotini oppure i suoni della natura. È importante capire che l’udito non è un aspetto a sé stante della nostra vita: sentire male non vuol dire solo sentire male. Vuol dire vivere male, perdere tanti aspetti della socialità, aumentare il rischio di soffrire di ansia, depressione, solitudine, perdita di indipendenza e anche demenza. L’invecchiamento è un processo naturale, che in buona parte può essere gestito. Sentire bene significa vivere in salute ed essere felici. È importante sempre, a maggior ragione mano a mano che gli anni passano.

Prosegue nel prossimo articolo!

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